UN INCONTRO FORTUNATO

DI SUBHAGA GAETANO FAILLA

APRILE 2017

nel mio errare curioso, al termine della scorsa estate, una locandina catturò la mia attenzione. Il suo titolo diceva: erbario per i giorni di pioggia. venni naturalmente sedotto da quelle parole e dall’immagine che illustrava la prossima mostra  che poi si sarebbe tenuta, tra l’autunno del 2016 e il gennaio del 2017, nel MAGMA di follonica.

questo evento fortunato mi ha permesso di incontrare l’artista di erbario, giancarlo galeotti, e la sua misteriosa opera. tale termine, mistero, giunge adesso nella mia mente non per pigrizia interpretativa. vi è un primo livello nei disegni, nelle incisioni, nelle sculture di galeotti di cui si può parlare, pur nella dovuta attenzione e cura di nostri passi sui sentieri delicatissimi dell’arte. il livello successivo, invece, è il territorio dell’indicibile, della contemplazione muta, lo spazio di cui si deve tacere, evocando con tali parole il vertiginoso e buon wittgenstein, argomento, tra gli altri, d’un mio recente incontro con giancarlo galeotti.

archetipo e paradosso, ed espansione del figurativo, del mimetico, nel poetico e dunque nel musicale: questi alcuni miei percorsi incerti nell’opera dicibile.

archetipo: il fremito che attraversa l’arte di galeotti è una pulsione verso la narrazione originaria, il racconto d’un elemento comune, permanente nella trasformazione. Il segno che lo descrive è simile a un flusso, a un’onda ritmica, a vortici e sinuosità galattiche, come nella serie delle sculture in argilla nera denominate infinito appena nato, dove l’amorfo è plasmato nella tensione polimorfica, nella pulsione di embrioni in cerca di forma, nel paradosso (etimologicamente: contro l’opinione diffusa) d’una nascita infinita dal germe eterno dell’arte.

l’originario, la matrice mai nata e dunque immortale, percorre l’intera opera di galeotti, come nelle incisioni intitolate la battaglia per nascere, in cui le forme in nuce trovano equilibrio nella primaria armonia androgina. tale divinità erotica, fonte di fusione elementare nell’uno, al di là del tempo, patetica imitazione dell’eternità, ha una particolare potenza seduttiva nei disegni a china e penna bic della serie autoritratto albero con donnauomo e altri disegni. l’impulso visionario riappare in fluide immagini di congiunzioni che aspirano all’indistinto, nei tratti avvolgenti, quasi spirali cosmiche, e nelle trasparenze che lasciano intuire diversi e innumerevoli mondi.

l’arte di galeotti trova ulteriore espansione, e un respiro che vivifica  altre vastità, nei titoli poetici delle opere che, come dicevo, portano il figurativo, il mimetico, in dimensioni ritmiche, verso scansioni metriche –  ancora una volta, insomma, dallo smisurato a nuova ricerca di misura, l’ebbrezza del dionisiaco plasmata nella scansione necessaria del ritmo e del rito. tale annotazione finale non è casuale, perché galeotti intesse ed estende la sua estetica in un grande amore per la letteratura  (la serie di sculture in argilla nera refrattaria il gioco del mondo, ad esempio, è evocazione del capolavoro di cortàzar, ed esplicito omaggio). le performance di letture ad alta voce di brani dell’autore argentino, tenutesi in occasione della mostra erbario per i giorni di pioggia, costituiscono fertile simbiosi – ed è anelito simbiotico tutta l’arte di galeotti – e reciproco nutrimento tra diverse forme artistiche.

infine, un avvertimento. si parlava prima di rito: come in ogni rituale profondo, bisogna essere adeguatamente pronti e purificati per accedere all’opera misteriosa di giancarlo galeotti.